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Formazione sull'IA per i dipendenti: cosa resta obbligatorio dopo l'Omnibus e il decreto 179
L'articolo 4 dell'AI Act è stato riscritto: non serve più garantire un livello sufficiente di competenze, ma l'obbligo di agire resta. Con il d.lgs. 179/2026 arriva anche la formazione sui rischi. Cosa deve fare una PMI, come documentarlo e come finanziarlo.
In breve
- Dal 27 luglio 2026, con il Digital Omnibus, l'articolo 4 dell'AI Act non chiede più di garantire un "livello sufficiente" di alfabetizzazione sull'IA: chiede a chi usa o fornisce sistemi di IA di adottare misure per sviluppare le competenze del personale.
- L'obbligo quindi non è sparito: è diventato un obbligo di impegno, non di risultato. Fare nulla non basta.
- In Italia il d.lgs. 179/2026, in vigore dal 23 ottobre, aggiunge un tassello: il datore di lavoro deve informare e formare i lavoratori sui rischi legati all'uso dell'IA, nell'ambito della sicurezza sul lavoro.
- Secondo Nomisma solo l'8% delle imprese ha programmi di formazione avanzati e continui. Un piano semplice, proporzionato e documentato è alla portata di qualsiasi PMI, e si può finanziare.
La formazione sull'IA per i dipendenti è obbligatoria? La risposta è cambiata due volte in pochi mesi. Prima il Digital Omnibus ha riscritto la regola europea, poi il secondo decreto italiano di attuazione ha aggiunto un obbligo legato alla sicurezza sul lavoro. Ecco come stanno le cose oggi e cosa conviene fare in pratica.
Cosa diceva l'AI Act e cosa dice ora
L'articolo 4 dell'AI Act, in vigore dal 2 febbraio 2025, chiedeva a fornitori e utilizzatori (i "deployer", cioè le organizzazioni che usano un sistema di IA nella loro attività professionale) di garantire "nella misura del possibile" un livello sufficiente di alfabetizzazione del personale. Una formula vaga, che aveva fatto nascere un mercato di corsi e attestati.
Il regolamento (UE) 2026/1744, il cosiddetto Digital Omnibus sull'IA, in vigore dal 27 luglio 2026, ha cambiato la formula. Secondo il testo modificato pubblicato dalla Commissione:
- fornitori e utilizzatori di sistemi di IA adottano misure per sostenere lo sviluppo dell'alfabetizzazione del proprio personale e delle altre persone che usano i sistemi per loro conto, tenendo conto di conoscenze tecniche, esperienza, istruzione, contesto d'uso e persone su cui il sistema viene usato;
- l'obbligo non richiede di garantire un livello specifico di competenza di ciascuna persona;
- Commissione e Stati membri devono sostenere questi sforzi, in particolare per le PMI, e la Commissione pubblicherà esempi pratici di come rispettare l'obbligo.
Si passa da un obbligo di risultato a un obbligo di impegno: non devi dimostrare che tutti sono competenti, ma che hai fatto qualcosa di adeguato perché lo diventino.
Riguarda tutte le imprese che usano l'IA nel lavoro, a prescindere da dimensione e livello di rischio: anche chi usa soltanto ChatGPT, Claude o Gemini per scrivere testi o riassumere documenti. L'AI Act non fissa una sanzione specifica per l'articolo 4, ma secondo diversi commentatori un'impresa che non ha fatto nulla avrà difficoltà a difendersi se un errore dell'IA causa un danno. Il quadro completo delle scadenze è nella nostra guida all'AI Act per le imprese e nel tracker della normativa.
Cosa aggiunge il decreto 179/2026
Il d.lgs. 7 ottobre 2026, n. 179, pubblicato in Gazzetta l'8 ottobre e in vigore dal 23 ottobre, organizza la formazione sull'IA per scuola, università, pubblica amministrazione, sanità e professioni. Per le imprese private la novità principale è nell'articolo dedicato alla sicurezza sul lavoro:
- i sistemi di IA che incidono su organizzazione del lavoro, ritmi, modalità della prestazione o decisioni rilevanti per la sicurezza entrano nella valutazione dei rischi (il DVR del d.lgs. 81/2008);
- il datore di lavoro deve assicurare ai lavoratori adeguata informazione e formazione sui rischi specifici legati all'uso dell'IA e sulle misure di prevenzione adottate.
Il decreto non indica durata né contenuti minimi di questa formazione. Come nota Agenda Digitale, non prevede nemmeno percorsi dedicati alle imprese: il sostegno alle PMI chiesto dall'AI Act, per ora, resta sulla carta. Degli altri obblighi del decreto per i datori di lavoro (l'ultima parola a una persona nelle decisioni sul personale, l'informativa ai lavoratori) abbiamo parlato in IA e lavoro: cosa cambia con il decreto 179.
Per chi userà sistemi ad alto rischio, per esempio software per selezionare il personale o valutare il credito, dal 2 dicembre 2027 resta in pieno anche l'obbligo dell'AI Act di affidare la sorveglianza umana a persone con competenza, formazione e autorità adeguate.
Cosa significa per le imprese: un piano in cinque passi
Non serve un corso costoso né un certificato: l'AI Act non lo chiede. Serve un piano proporzionato a come l'impresa usa davvero l'IA, e la prova di averlo attuato.
- Fai l'elenco degli strumenti: quali sistemi di IA si usano, ufficialmente o no, e per cosa. Secondo Nomisma il 45% delle imprese usa l'IA in modo informale: il primo passo è sapere cosa succede.
- Dividi le persone per ruolo: chi usa un assistente per scrivere ha bisogno di poche regole chiare; chi decide su clienti o personale con l'aiuto dell'IA, o chi la configura, ha bisogno di più.
- Copri i contenuti di base: come funzionano e dove sbagliano i modelli, quali dati non inserire, come verificare un risultato, quando dire a clienti e utenti che un contenuto è generato. Il nostro glossario può essere un punto di partenza.
- Collega la formazione alla sicurezza: chiedi al responsabile della sicurezza di inserire nel DVR gli strumenti che cambiano il lavoro e di prevedere la formazione sui relativi rischi, come chiede il decreto 179.
- Documenta: un registro con data, argomenti, durata, partecipanti e materiali. È la prova più semplice di aver adottato "misure". Aggiornalo quando cambiano gli strumenti.
Una buona pratica, poco costosa, è affiancare alla formazione una policy interna di una pagina: quali strumenti sono autorizzati, cosa non si può caricare, chi controlla i risultati prima che escano dall'azienda.
Come finanziarla
- Fondi interprofessionali: le imprese che versano lo 0,30% a un fondo possono usarlo per la formazione. Fondimpresa, per esempio, ha l'avviso 3/2026, per la formazione legata a progetti di innovazione digitale (IA compresa), e l'avviso 4/2026 sulle competenze avanzate, che include l'IA. Secondo le sintesi pubblicate, per il primo le domande chiudono il 30 ottobre e per il secondo i piani si presentano dal 1° al 22 dicembre tramite enti con catalogo qualificato: controlla date e condizioni sul sito del Fondo.
- Camere di commercio e Regioni: voucher e percorsi come IA Impresa 2026 includono formazione o laboratori pratici. Li raccogliamo, con scadenze e link ai testi ufficiali, nella pagina dei bandi.
Cosa monitorare
- Gli esempi pratici su come rispettare l'articolo 4 che la Commissione deve pubblicare sulla piattaforma informativa unica dell'AI Act.
- Le prime indicazioni di AgID e ACN, autorità italiane per l'IA dal 23 ottobre, e del Ministero del lavoro sulla formazione legata alla sicurezza.
- Eventuali misure nazionali di sostegno alle PMI, che l'AI Act chiede agli Stati membri.
- Le scadenze degli avvisi dei fondi interprofessionali e dei voucher camerali nella nostra pagina dei bandi.
Questo articolo offre informazioni generali e non sostituisce una consulenza legale.
Fonti
- Commissione europea, AI Act Service Desk — Articolo 4: alfabetizzazione in materia di IA (testo modificato)
- EUR-Lex — Regolamento (UE) 2026/1744 (Digital Omnibus sull'IA)
- Il Diario del Lavoro — Cambia l'obbligo di alfabetizzazione a carico delle imprese (14 ottobre 2026)
- Gazzetta Ufficiale — D.lgs. 7 ottobre 2026, n. 179
- Insic — IA e sicurezza sul lavoro: cosa prevede il d.lgs. 179/2026
- Agenda Digitale — Alfabetizzazione IA: il decreto italiano lascia scoperte le imprese
- Quotidiano Nazionale — Indagine Nomisma-UniCredit sull'IA nelle imprese
- Fondimpresa — Avviso 3/2026 Innovazione
- Pipeline — Avviso 3/2026 Fondimpresa: dotazione e scadenze
- W Training — Avviso Fondimpresa 4/2026: competenze avanzate e sicurezza
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